
S. Natale 2008
Lettera a Gesù Bambino
“In ginocchio e a mani vuote”
Caro Gesù Bambino,
siamo qui, ancora una volta, a ricordare la Tua nascita in mezzo a noi, il Tuo aver cioè posto la dimora tra gli uomini. Ti confesso che forse io per primo non avevo ancora compreso quanto l’evangelista Luca questa notte tenta di dirci quando afferma che alla Tua nascita non ci fu posto per Te in nessuna locanda (Lc. 2,7) e che Giovanni esplicita e completa, dicendo che “gli uomini preferirono le tenebre alla luce” (Gv. 1,5).
Forse ancora oggi non ci è chiaro che Tu non volevi solo affacciarti nel mondo, ma abitarlo e dimorare così nei cuori degli uomini.
La storia, in verità, ci attesta però che tanti uomini e donne Ti hanno accolto e hanno conformato i propri pensieri e i propri stili di vita al Vangelo in svariati modi ed esperienze diversificate.
Questa notte vorremmo ripagarti, Signore, dell’amore mancato.
Nascesti in una stalla abbandonata perché non vollero riceverti. Noi, credenti di oggi, vorremmo sforzarci di essere più ospitali e, dunque, vogliamo accoglierti, ma Tu, piccolo bimbo, trasforma il nostro freddo cuore da stalla povera in caldo ambiente degno del Tuo dono.
In questi giorni anche noi vorremmo prostrarci per adorarti come i pastori e i magi che riconobbero nelle Tue sembianze di bambino debole e indifeso, il Salvatore.
Una simpatica leggenda natalizia narra che tra i pastori ce n’era uno tanto poverello che non aveva proprio nulla da offrirti e si vergognava molto.
Giunti alla grotta, tutti facevano a gara a offrirti i loro doni. Maria non sapeva come fare per riceverli tutti, dovendo tenere in braccio Te Divino Infante. Allora, vedendo il pastorello con le mani libere, Ti prese e Ti affidò a lui ponendoti tra le sue mani. Avere le mani vuote fu la sua fortuna!
Beati noi se sapremo spesso venire da Te allo stesso modo, a mani vuote, sarai Tu, poi a riempirci con i doni speciali, che Tu solo sai dare perché li hai portati con Te dal cielo.
Beati noi se imparassimo a tornare spesso ad attingerne di questi doni, i Sacramenti, in particolare l’Eucarestia, Tuo corpo e Tuo Sangue, alimenti per la nostra salvezza.
Un caro Padre della Chiesa, S. Giovanni Crisostomo diceva: I Magi hanno adorato questo corpo reclinato nella mangiatoia… Ma tu lo vedi non più nel presepe, bensì sull’altare.
Il presepe si ripete dunque in ogni celebrazione eucaristica.
San Francesco d’Assisi lo diceva ai suoi frati: Vedete, ogni giorno il Figlio di Dio si umilia, come quando dalla sede regale scese nel grembo della Vergine, ogni giorno viene a noi in umile apparenza; ogni giorno discende dal seno del Padre sopra l’altare nelle mani del Sacerdote. E come ai Santi Apostoli apparve in carne, così ora si mostra a noi nel pane consacrato.
L’altare è dunque la mangiatoia.
In ogni Eucarestia che si celebra, Tu, Re divino, continui a nascere ancora!.
E, come nella grotta di Betlemme con le Tue braccia spalancate volevi donarti ad ogni uomo, così, nell’Eucarestia, attraverso le parole Prendete e mangiate, prendete e bevete, vuoi ancora donarti a noi come cibo e bevanda speciale.
Si, Bambino Gesù, in quel pane ci sei proprio Tu, sempre Tu, ancora Tu.
Tu, l’unico che sa accompagnare e dirigere i nostri passi nel difficile cammino della vita;
Tu l’unico che sa commuoversi dinanzi agli uomini, talvolta sbandati e disorientati;
Tu l’unico che sa amarci per davvero e prendersi cura di tutti.
E, attraverso quel pane umile, povero, ma sostanzioso, contesti il nostro modo gretto e avaro di vivere, le nostre abitudini a trattenere tutto per noi stessi.
Attraverso l’Eucarestia Tu vuoi venire ad abitare in noi.
L’Apostolo Paolo ha fatto, prima di noi, quest’esperienza, e sai bene come in una delle sue lettere dice: Non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me.
Se l’Eucarestia per noi fosse tutto ciò non esiteremmo ogni domenica, caro Gesù, a correre come i Magi verso la Betlemme domenicale, cioè le nostre Chiese, i nostri Altari, per inginocchiarci, adorare, contemplare, gioire per il Tuo amore che ci doni, e che non avrà mai fine.
Attraverso l’Eucarestia, vuoi trasmetterci un fuoco d’amore tale da trasformarci in creature diverse e nuove, proprio come accadde a quei due discepoli sulle strade di Emmaus. Quel giorno per loro iniziò un modo nuovo di vivere e agire, perché il loro cuore era ormai rinnovato (Lc. 24,13-33).
Una cosa analoga accadde più di 2000 anni fa a Betlemme: i magi dopo averti incontrato, caro Gesù, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese, non più la strada dell’egoismo ma quella dell’amore.
In questa santissima notte, caro Gesù, manda noi a casa con un cuore nuovo e per strade nuove più luminose e calde, perché abitate dalla Tua presenza.
Buon Compleanno, Gesù!
Grazie ancora per il bene che ci vuoi.
In realtà, anche noi, a modo nostro, ti vogliamo tanto bene!
Grazie, e tanti cari auguri
25 dicembre 2008
don Pasquale